mercoledì 9 gennaio 2013

Recensione: Die for me - Amy Plum

Die for me
Amy Plum


https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTo2ukBBGuQQCMvUJJDlDvW4XH9ItjOlD2R5CPMt7vqZb1NvNENzwEditore: Harper Collins USA
Pagine: 344
Prezzo: 7,09 €

Trama: la mia vita è sempre stata beatamente, meravigliosamente normale. Ma è bastato un momento in cui tutto è cambiato. Improvvisamente, mia sorella, Georgia, ed io siamo diventate orfane. Abbiamo messo le nostre vite in archivio e ci siamo trasferite a Parigi per andare a vivere con i nostri nonni. E sapevo che la mia vita distrutta, il mio cuore in frantumi, non sarebbero mai più stati normali. Poi ho incontrato Vincent. 
Misterioso, sexy e affascinante in modo inquietante, Vincent Delacroix è apparso dal nulla e mi ha travolta. Proprio così, stavo rischiando di perdere il mio cuore ancora una volta. Ma ero preparata.
Ovviamente niente è semplice. Perchè Vincent non è un normale umano. Ha un destino terribile,  che mette a rischio la sua vita ogni giorno. Ha anche dei nemici... immortali, micidiali nemici determinati a distruggere lui e tutti quelli come lui.
Mentre sto lottando per mettere insieme i pezzi della mia vita, posso rischiare di mettere il mio cuore - così come la mia vita e quella della mia famiglia - in pericolo per l'opportunità di amare?
(Trama tradotta da me, si prega di non prelevarla senza riportare la fonte!)



La mia opinione: il mio primo approccio con gli zombie non poteva essere migliore, anche se "zombie" non è il termine adatto da attribuire ai personaggi del libro della bravissima Amy Plum!

Trasferitasi dai nonni a Parigi, in seguito all'incidente che ha stroncato la vita dei suoi genitori, Kate torna con sua sorella Georgia ai luoghi dell'infanzia. In attesa dell'inizio della scuola, e per tenere lontano dalla propria mente il ricordo del terribile incidente, la ragazza trascorre le proprie giornate nei café parigini in compagnia di un buon libro. Proprio fuori da uno di essi fa un incontro che cambierà per sempre la sua vita, ma non sarà l'unico: mentre le due sorelle trascorrono una serata nei pressi della riva della Senna, degli uomini armati di spada si danno battaglia mentre una ragazzina si butta dal parapetto!!!

Da qui in poi Kate viene risucchiata in una realtà a lei completamente nuova: l'affascinante Vincent non è un semplice ragazzo di 19 anni, bensì un revenant. Ma cosa sono dei revenants, vi starete chiedendo?
E' qui che l'autrice vi sorprenderà per la sua originalità!
Essi sono uomini (o donne) morti per difendere qualcun'altro i quali, dopo tre giorni dalla propria morte, tornano in vita. Non c'è un motivo preciso per il quale qualcuno ritorna mentre altri non lo fanno, si può solo credere che tutto ciò dipenda da un fattore genetico. Dal momento in cui tornano nel mondo dei vivi, essi hanno il compito di proteggere le vite degli esseri umani, sacrificando la propria ancora e ancora.
In opposizione ad essi vi sono altri revenants, morti dopo aver tradito le persone che si fidavano di loro, i quali invece hanno come missione quella di spingere gli uomani a togliersi la vita.
Le esistenze di entrambe le fazioni danno vita ad una continua lotta tra di esse.
Vincent è (ovviamente) parte dei buoni e riesce ad affascinare Kate, tuttavia, una volta che la ragazza viene a contatto con la realtà di queste crature, capisce che non sarebbe in grado di riuscire a sopportare più volte la perdita di una persona a cui tiene.

Ed ecco il secondo colpo di genio! Kate decide di lasciare Vincent, sebbene la decisione la faccia soffrire, determinata a mantenere la sua posizione. I due si riavvicineranno, ma non come succede sempre negli young aldult: sarà Vincent a non riuscire a sopportare la separazione e, in seguito all'intervento dei suoi amici, riuscirà a convincere Kate a tornare da lui. Finalmente una protagonista che non si prosta sofferente ai piedi del ragazzo di cui è innamorata!!!
I compagni del revenant non impiegheranno molto ad accoglierla come una di famiglia. Qui bisogna spendere qualche parola sugli altri revenants: sono tutti assolutamente carismatici, affascinanti e con un senso dell'uomorismo che vi conquisterà! 

Lo scontro con i bad boy non mancherà, il finale sarà pieno di azione e colpi di scena, degna conclusione di un libro avvincente, originale, in cui il romanticismo non manca!!!
Amy Plum è stata un'autentica rivelazione e non vedo l'ora di leggere il libro successivo, "Until I die"! 



Il mio voto:



 
 



martedì 8 gennaio 2013

Estratto in anteprima di "Alice in Zombieland"!!!

Buon pomeriggio, lettori e lettrice dell'Antro!!!
Ieri ho avuto il piacere di comunicarvi l'immenente pubblicazione di "Alice in Zombieland" della bravissima Gena Showalter, primo volume delle Cronache del Coniglio Bianco.
La cattiva notizia è che al momento non è prevista alcuna pubblicazione cartacea, il libro sarà venduto solamente come e-book. 
Sono certa che questa decisione rattrista voi quanto me, possiamo solo sperare che in futuro l'editore decida di mettere in commercio anche un'edizione cartacea.
Dato che non mi piace mai darvi brutte notizie, voglio condividere con voi un estratto gentilmente fornitomi dall'Harlequin Mondadori, il quale, ne sono certa, vi piacerà tantissimo!




Un biglietto da Alice

Se qualcuno mi avesse detto che la mia vita sarebbe cambiata in un momento, sarei scoppiata a ridere. Dalla beatitudine alla tragedia, dall’innocenza alla rovina? Ma per favore. E invece è andata proprio così. Un attimo, un secondo, il tempo di un respiro, e tutto ciò che conoscevo e amavo è sparito.
Il mio nome è Alice Bell e la notte del mio sedicesimo compleanno ho perso la madre che amavo, la sorellina che adoravo e il padre che non ho mai capito finché non è stato troppo tardi. Fino a quell’istante, quando tutto il mio mondo è crollato e uno nuovo ha preso forma intorno a me.
Mio padre aveva ragione. I mostri camminano in mezzo a noi.
Di notte questi morti viventi, questi... zombie escono dalle loro tombe e bramano ciò che hanno perduto. La vita. Si nutriranno di voi. Vi infetteranno. E poi vi uccideranno. Se questo accadrà, anche voi uscirete dalla tomba. È un cerchio senza fine, come un topo che corre all’interno di una ruota di filo spinato: sanguina e muore lentamente mentre le punte acuminate gli penetrano sempre più nella carne, ma non ha modo di fermare lo slancio letale.
Gli zombie non conoscono la paura, non conoscono il dolore, ma hanno fame. Oh, se hanno fame. C’è un solo modo per fermarli, ma non posso spiegarvelo. Ve lo devo mostrare.
Ciò che posso dirvi è che dobbiamo combattere gli zombie per renderli inoffensivi.
Per combatterli, dobbiamo avvicinarci a loro. E per farlo, dobbiamo essere un po’ coraggiosi e molto folli.
Ma la volete sapere una cosa? Preferisco che il mondo mi consideri pazza mentre cado combattendo, invece di trascorrere il resto della vita nascondendomi dalla verità.
Gli zombie sono reali. Sono là fuori. Se non state in guardia, prenderanno anche voi.
E dunque, sì, avrei dovuto ascoltare mio padre. Mi aveva ripetuto mille volte di non uscire mai di notte, di non avvicinarmi mai a un cimitero e di non fidarmi mai, per nessun motivo al mondo, di qualcuno che volesse farlo. Avrebbe dovuto seguire i suoi stessi consigli... Invece si è fidato di me e io l’ho convinto a fare entrambe le cose.
Se potessi tornare indietro, farei migliaia di cose in modo diverso. Direi di no a mia sorella. Non chiederei a mia madre di parlare con papà. Non piangerei. Mi sigillerei le labbra e ingoierei quelle parole odiose.
E a parte questo, abbraccerei mia sorella, mia madre e mio padre un’ultima volta. Direi loro che li amo.
Vorrei... oh, come lo vorrei.



1. Nella tana degli zombie

La gente si era spostata nel foyer come uno sciame di api, metà aspettava, l’altra metà si dirigeva verso le porte. Fu lì che trovammo nostro padre. Si era fermato vicino alle finestre e scrutava il parcheggio. I lampioni illuminavano il tragitto fino alla nostra Tahoe, che mamma aveva parcheggiato illegalmente nel posto per i disabili più vicino, così da poter scendere e risalire più facilmente. La sua pelle aveva assunto una sfumatura grigiastra e aveva i capelli dritti in testa, come se avesse passato le dita tra le ciocche troppe volte.

Una pausa, poi: «Un coniglio?».
«Esatto. L’ho visto anche questa mattina. Deve pensare che siamo proprio straordinari.»
«Perché è così, infatti.»
Mio padre si accorse che eravamo rimaste indietro, tornò indietro di corsa, mi afferrò per il polso e mi trascinò con sé, più veloce, sempre più veloce... mentre io tenevo stretta la mano di Emma e mi trascinavo dietro lei. Avrei preferito lussarle una spalla piuttosto che lasciarla indietro, anche solo per un secondo. Papà ci voleva bene, ma una parte di me temeva che ci avrebbe lasciate lì, se lo avesse ritenuto necessario.
Aprì la portiera dell’auto e mi scaraventò dentro come un pallone da calcio. Emma mi raggiunse un secondo dopo e condividemmo un momento di eloquente silenzio dopo esserci sistemate. Divertente, dissi muovendo solo le labbra.
Buon compleanno, replicò lei, altrettanto silenziosa.
Non appena si sedette sul sedile del passeggero, papà bloccò le portiere. Tremava troppo per riuscire a mettersi la cintura di sicurezza e si arrese. «Non passare davanti al cimitero» disse a mia madre. «Ma portaci
a casa più in fretta che puoi.»
Avevamo evitato il cimitero anche all’andata, benché fosse ancora giorno, allungando inutilmente un tragitto già lungo. «Certo. Non preoccuparti.» La Tahoe si accese con un ruggito e mamma inserì la retro.
«Papà» intervenni, nel tono più ragionevole che riuscii a usare, «se prendiamo la strada più lunga, resteremo imbottigliati dove ci sono i lavori.» Vivevamo appena fuori dalla grande, splendida Birmingham e il traffico di per sé poteva diventare un orribile mostro. «Potremmo metterci mezz’ora in più. E tu non vuoi che rimaniamo imbottigliati nel traffico al buio, vero?» Avrebbe raggiunto livelli di panico tali che tutte noi avremmo artigliato le portiere pur di fuggire.
«Tesoro?» disse mia madre. L’auto arrivò all’uscita dal parcheggio, dove avrebbe dovuto svoltare a destra o sinistra. Se fosse andata a sinistra, non saremmo mai arrivati a casa. Davvero, se fossi stata costretta a sopportare mio padre per più di mezz’ora sarei saltata fuori del finestrino e, con un gesto pietoso, avrei portato Emma con me.
Se mamma avesse svoltato a destra il tragitto sarebbe stato breve, avremmo dovuto affrontare un breve attacco di panico e tutto si sarebbe risolto in poco tempo. «Andrò così veloce che non riuscirai nemmeno a vederlo, il cimitero.»
«No. Troppo rischioso.»
«Per favore, papà» dissi, pronta a usare la manipolazione. Dopotutto lo avevo già «Fallo per me. È il mio compleanno. Non vi chiederò nient’altro, lo prometto, anche se vi siete dimenticati quello dell’anno scorso e non mi avete fatto nemmeno un regalo.»
«Io... io...» Il suo sguardo continuava a guizzare qua e là, scrutando gli alberi vicini alla ricerca di un qualsiasi movimento.
«Per favore. Emma deve andare a letto, altrimenti si trasformerà in Lily della Valle delle Spine.» L’avevamo soprannominata così molto tempo prima, leggendo un libro di Patrick Carron, perché quando era stanca, si trasformava in una creatura intrattabile che si lasciava dietro una scia di cadaveri.
Em fece una smorfia e mi diede un pugno scherzoso. Io mi strinsi nelle spalle, un gesto universale per dire: be’, è vero.
Papà sospirò rumorosamente. «Okay. Okay. Ma, mi raccomando, infrangi la barriera del suono, amore» disse, baciando la mano di mia madre.
«Hai la mia parola.» I miei genitori si scambiarono un sorriso dolce. Mi sentii quasi in imbarazzo per averlo notato; una volta era sempre così, loro due si scambiavano occhiate del genere di continuo, ma con gli anni i sorrisi complici erano diventati sempre meno frequenti.
«D’accordo, andiamo.» Mamma svoltò a destra e, con mia enorme sorpresa, cercò davvero di infrangere la barriera del suono, violando tutti i limiti di velocità, passando da una corsia all’altra, suonando alle auto troppo lente e lampeggiando perché le dessero strada.
Ero impressionata. Le poche volte che mi aveva dato lezione di guida era sempre stata un fascio di nervi, con il risultato che trasformava in un fascio di nervi anche me. Non eravamo andate lontano e non avevamo osato superare i trenta chilometri all’ora anche fuori del nostro quartiere.
Non smise un attimo di chiacchierare mentre guidava e io controllai l’ora sul cellulare.
I minuti scorrevano e ne passarono dieci senza nessun incidente. Ne mancavano ancora venti.
Papà teneva la faccia premuta contro il finestrino, il suo respiro accelerato appannava il vetro. Forse stava ammirando le montagne, le vallate e gli alberi lussureggianti illuminati dai lampioni, invece di cercare mostri.
Sì. Come no.
«Allora, come sono andata?» mi sussurrò Emma.
Le presi la mano e la strinsi. «Sei stata strabiliante.»
Le sue sopracciglia scure si avvicinarono e io capii cosa stava per arrivare. Sospetto. «Giuri?»
«Giuro. Sei stata fantastica. In confronto a te le altre bambine hanno fatto schifo.» Em si coprì la bocca per fermare una risatina. Non potei fare a meno di aggiungere: «Hai presente il ragazzino che ti ha fatto fare la piroetta? Credo sia stato tentato di scaraventarti giù dal palco, in modo che finalmente qualcuno guardasse anche lui. Davvero, utti gli occhi erano puntati su di te».
La risatina proruppe, ormai inarrestabile. «Quindi stai dicendo che, quando sono inciampata, se ne sono accorti tutti.»
«Sei inciampata? Vuoi dire che non era la coreografia del balletto?»
Lei mi diede un cinque. «Bella risposta.»
«Tesoro» intervenne mamma in tono allarmato.
«Perché non metti un po’ di musica? »
Mi chinai in avanti e guardai fuori dal parabrezza. Sì, ci stavamo avvicinando al cimitero. Se non altro non c’erano altre auto nelle vicinanze, così nessuno avrebbe assistito all’imminente crisi di nervi di mio padre. Perché sarebbe crollato, era sicuro. Sentivo la tensione crescere nell’aria.
«Niente musica» disse lui. «Devo concentrarmi, restare in allerta. Devo...» Si irrigidì, stringendo il bracciolo del sedile tanto che le nocche sbiancarono.
Trascorse un momento di silenzio, teso e pesante. Il suo respiro accelerò, diventò sempre
più rapido, finché esclamò con voce stridula:
«Sono là fuori! Ci attaccheranno!». Afferrò il volante e lo girò bruscamente. «Non li vedi? Stiamo andando dritto verso di loro. Torna indietro! Devi fare inversione di marcia!»
La Tahoe sterzò bruscamente ed Emma gridò. Le afferrai la mano e la strinsi, rifiutandomi di lasciarla andare. Il cuore mi martellava contro le costole, la pelle era coperta da un velo di sudore freddo. Avevo promesso di proteggerla e l’avrei fatto.
«Andrà tutto bene» le dissi. Tremava così forte da scuotere anche me.
«Tesoro, ascoltami» disse mia madre cercando di calmarlo. «Siamo al sicuro qui dentro. Nessuno può farci del male. Dobbiamo... »
«No! Se non torniamo indietro ci seguiranno fino a casa!» Mio padre era completamente fuori di sé e non aveva sentito niente di ciò che mia madre gli aveva detto. «Dobbiamo tornare indietro!» Afferrò di nuovo il
volante, lo girò ancora, con maggior forza, e in quel caso l’auto non si limitò a sterzare,ma fece un testacoda.
Continuò a girare come una trottola per quella che mi sembrò un’eternità. Serrai la presa sulle dita di Emma.
«Alice!» urlò lei.
«È tutto okay. È tutto okay» ripetei, come se fosse un mantra. Il mondo ronzava intorno a noi, sfocato... l’auto sbandava... mio padre imprecò... mia madre boccheggiò... l’auto si inclinò, si inclinò...
FERMO IMMAGINE.
Ricordo quando Em e io facevamo quel gioco. Alzavamo al massimo il volume del nostro iPod dock – rock martellante – e ballavamo come se avessimo un attacco epilettico.
Poi una di noi urlava fermo immagine e ci bloccavamo di colpo, cercando di non ridere, finché una di noi non urlava la parola magica che ci faceva muovere di nuovo.
Balla!
In quel momento avrei voluto poter urlare fermo immagine e rimettere a posto la scena e i protagonisti. Ma la vita non è un gioco, vero?
BALLA.
L’auto si staccò dall’asfalto, si capovolse, cadde a terra, rovesciata, poi si ribaltò di nuovo. Il suono del metallo che si accartocciava, del vetro che andava in frantumi e le grida di dolore mi risuonarono nelle orecchie.
Fui scaraventata avanti e indietro sul sedile, il mio cervello diventò un frappé alla ciliegia dentro la scatola cranica, mentre un susseguirsi di colpi e urti mi toglieva il fiato. Quando finalmente ci fermammo ero così intontita e confusa che mi sembrava ci stessimo muovendo ancora. Almeno le urla erano cessate. Sentivo solo un fischio nelle orecchie.
«Mamma? Papà?» Silenzio. Nessuna risposta. «Em?» ancora niente.
Mi guardai intorno. Avevo la vista un po’ appannata, qualcosa di caldo e umido mi colava
tra le ciglia, ma ci vedevo abbastanza bene. E ciò che vidi mi distrusse.
Urlai. Mia madre era coperta di tagli, il corpo pieno di sangue. Emma era riversa sul sedile, la testa con un’inclinazione innaturale, a guancia squarciata. No. No, no, no.
«Papà, aiutami. Dobbiamo tirarle fuori!»
Silenzio.
«Papà?» Lo cercai... e mi accorsi che non era più nell’abitacolo. Il parabrezza era in frantumi e lui giaceva immobile su una distesa di frammenti di vetro qualche metro più avanti. C’erano tre uomini in piedi intorno
a lui, illuminati dai fari dell’auto. No, non erano uomini, mi resi conto. Non potevano esserlo. Avevano la pelle cascante e butterata, i vestiti sporchi e laceri. I capelli pendevano in ciocche rade dagli scalpi chiazzati e i loro denti... erano così taglienti mentre... mentre si lanciavano su mio padre e svanivano dentro di lui, per riemergere un secondo dopo e... e... divorarlo.
Mostri.
Cercai di liberarmi, dovevo portare Em in salvo – Em, che non si muoveva e non piangeva – dovevo raggiungere mio padre, aiutarlo. Urtai qualcosa di duro e tagliente con la testa. Avvertii un dolore devastante, ma cercai di resistere mentre le forze mi abbandonavano, la vista si offuscava...
Poi fu notte-notte per Alice e non seppi altro.
Almeno per un po’.
Mamma stava ancora cercando di calmarlo. Grazie al cielo era riuscita a disarmarlo prima che uscissimo di casa. In genere portava pistole, coltelli e stelle ninja ogni volta che osava uscire.
Appena li raggiunsi, lui si voltò e mi afferrò per le braccia, scuotendomi. «Se vedi qualcosa nell’ombra, qualunque cosa, prendi tua sorella e scappa. Mi hai sentito? Prendila e torna subito dentro. Chiudi le porte, nasconditi e chiedi aiuto.» I suoi occhi erano blu elettrico, da allucinato, e le pupille si erano dilatate fino a coprire quasi del tutto le iridi.
Il senso di colpa divampò dentro di me.
«Lo farò» gli assicurai, posando le mani sulle sue. «Non preoccuparti per noi. Mi hai insegnato a difendermi, ricordi? Proteggerò Em, a qualunque costo.»
«Okay» disse lui, anche se non sembrava per niente soddisfatto. «Allora va bene.» Avevo detto la verità. Non so per quante ore mi fossi allenata con lui nel giardino dietro casa, imparando a bloccare potenzia li aggressori. Certo, quelle lezioni in teoria servivano a impedire che i miei organi interni diventassero la cena di qualche essere decerebrato, ma l’autodifesa era sempre autodifesa, giusto?
Mia madre riuscì a convincerlo ad avventurarsi all’esterno. Nel frattempo la gente ci scoccava occhiate sconcertate che cercai di ignorare. Camminammo tutti insieme, come una vera famiglia, mettendo un piede davanti all’altro così in fretta che sembrava volassimo. Mamma e papà davanti, Em e io pochi passi dietro di loro, tenendoci per mano mentre i grilli frinivano, fornendoci una bizzarra colonna sonora.
Mi guardai intorno, cercando di vedere il mondo come doveva vederlo mio padre.
Scorsi un lungo tratto di catrame nero... mimetizzazione? Un mare di macchine... possibili nascondigli? E dietro i boschi che coprivano le colline... luogo di riproduzione degli incubi?
In alto nel cielo splendeva la luna, piena e meravigliosamente nitida. C’erano ancora delle nuvole, arancioni e un po’ inquietanti.
E quello era... no, impossibile... Battei le palpebre, rallentai. Caspita, sì! Era proprio lui. La nuvola a forma di coniglio mi aveva seguita. Bizzarro. «Guarda le nuvole» dissi a Em. «Noti niente di strano?»

lunedì 7 gennaio 2013

Prossimamente: Alice in zombieland - Gena Showalter

La mamma della saga dei Signori degli Inferi torna a sorprenderci!!! Siete pronti per combattere gli zombie insieme ad Alice?
E ricordate... seguite il coniglio bianco!!!


Alice in Zombieland
Gena Showalter

Editore: HM
Prezzo: 6,99 (ebook)
Data di uscita: 23 gennaio

Non avrò pace finché non avrò rispedito nella tomba tutti i morti che camminano. Per sempre.
Se qualcuno mi avesse detto che la mia vita sarebbe cambiata in un momento, sarei scoppiata a ridere.
E invece è proprio quello che è accaduto. Un attimo, un secondo, il tempo di un respiro, e tutto
ciò che amavo è sparito. Mi chiamo Alice Bell, e la notte del mio sedicesimo compleanno ho perso la
madre che adoravo, la mia sorellina e il padre che non ho mai capito finché non è stato troppo tardi.
Quella notte ho scoperto che lui aveva ragione: i mostri esistono veramente. Gli zombie mi hanno
portato via tutto. E adesso non mi resta che la vendetta...
Per realizzare i suoi propositi, Alice dovrà imparare a combattere contro i non-morti e fidarsi del peggiore
dei cattivi ragazzi della scuola, Cole Holland. Ma lui nasconde dei segreti. E quei segreti potrebbero
rivelarsi persino più pericolosi degli zombie.


Recensione: Il giardino dei raggi di luna - Sarah Addison Allen

Il giardino dei raggi di luna
Sarah Addison Allen


https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRnFj0sqmZfuZVDf6NN3sQavpmf2mUC2odQIDX78rJaZw2bHgK9Editore: Sozogno
Pagine: 249
Prezzo: 18.00 €


Trama: arrivata nella casa del nonno, l'intraprendente Emily si accorge ben presto che gli abitanti di Mullaby si guardano bene dall'aiutarla. Anzi, i vecchi conoscenti della madre sembrano volerla evitare, come se il suo nome fosse avvolto da un maleficio. E mentre Mullaby finge una vita tranquilla, Emily realizza che i misteri e le stranezze sono all'ordine del giorno - stanze dove la carta da parati cambia a seconda dell'umore di chi la guarda, un uomo gigante "così alto da riuscire a vedere ciò che accadrà domani", strani fasci di luce che spazzano i cortili a mezzanotte. E una bizzarra vicina, Julia, con le braccia piene di cicatrici, che sforna in continuazione biscotti davanti alla finestra spalancata. Come mai nessuno vuole rammentare gli anni della giovinezza della madre di Emily? E cos'è quella storia d'amore, di cui si parla a mezza voce, che ha spezzato il cuore e la vita di un giovane del paese? La verità non è quella che Emily si aspettava. Perché in quel paese di curiose stramberie, dove il tempo scorre più lentamente che in ogni altro luogo, la fortuna sorride a chi sa assaporare il lato magico della vita.


La mia opinione: in seguito all'incidente in cui ha perso la vita sua madre, Emily è costretta a trasferirsi dal suo unico parente, nonno Vance, che più che una persona sembra un gigante!!!
Adattarsi alla sua nuova vita non è facile, dormire in una camera che non è la sua, con la carta da parati che sembra cambiare da sola, abituarsi alla silente figura del nonno...

La cittadina di Mullaby sembra molto strana, così come i suoi abitanti. Julia, la vicina di casa, non fa che cucinare dolci tenendo le finestre spalancate, Win è sempre molto gentile e premuroso con lei, eppure nasconde qualcosa perchè non esce mai di notte.

Poi ci sono quelle strane luci che di notte appaiono nel giardino, per poi scomparire improvvisamente.
Sono tanti i misteri che Mullaby e i suoi abitanti custodiscono e per qualche strano motivo nessuno vuole dirle cosa fece di tanto terribile sua madre poco prima di andare via di casa. E proprio a causa di ciò che accadde, qualcosa che ha coinvolto anche la famiglia di Win, Emily viene guardata da tutti con diffidenza, eccetto Julia e il ragazzo.

"Il giardino dei raggi di luna" ci racconta anche le sofferenze di una ragazza che, a causa della mancata attanzione del padre, ha fatto di tutto per attirarne l'attenzione, senza mai riuscirci. La sofferenza diventa autolesionismo e lascia sul corpo delle cicatrici indelebili che Julia tiene sempre nascoste. Solo una persona sembrava averla "vista" davvero, ma anche Sawyer l'aveva abbandonata a sé stessa. Ora è tornato, determinato a riparare algi errori commessi in gioventù e a conquistare l'unica donna che abbia mai fatto battere il suo cuore.

Questo libro sembra volerci dire che, al di là delle apparenze, la magia si cela in ognuno di noi, che lo vogliamo o meno.
Un romanzo delicato e coinvolgente, capace di parlare al cuore dei lettori.


Il mio voto:






Recensione: L'innocenza del peccato - Liliana Marchesi

L'innocenza del peccato
Liliana Marchesi

L'Innocenza del Peccato (Trilogia del Peccato, #2)Pagine: 284
Prezzo: 14,00 € (oppure 2,99€ per l'ebook)

Trama:  Kathleen è cresciuta alla Casa degli Angeli, un orfanotrofio di Parigi, affrontando la solitudine con l’aiuto di Giselle, sua inseparabile amica. Mancano solo tre giorni al suo diciottesimo compleanno, data in cui dovrà abbandonare per sempre l’istituto e cominciare a cavarsela da sola, ma il mondo soprannaturale al quale appartiene non può più aspettare. Rapita, o forse salvata da Seth, verrà condotta al cospetto Lilith, potente Edena che farà di tutto per spingerla ad uccidere Evangeline... soprattutto omettere che si tratti di sua madre!


La mia opinione: anche il secondo volume di questa trilogia si rivela un libro sorprendente, anche più del precedente oserei dire!

Continua, da dove l'avevamo lasciato, il racconto di Liliana Marchesi sugli Edeni, esuli in terra e costretti a vivere come gli uomini. Alla fine del precedente volume una rivelazione ci aveva lasciati a bocca aperta: Evangeline ha una figlia ed è per ritrovarla che lascia improvvisamente Mael ed Adam, con la sola compagnia del Jinn Nimue che già in precedenza aveva fatto di tutto per aiutarla.
Partono così per un lungo viaggio, alla disperata ricerca di ciò che aveva dovuto lasciar andare...

Parallelamente alle vicende di Evangeline prende il via un'altra avventura che coinvolge Kathleen, un'orfana di Parigi che da un momento all'altro viene strappata alla sua vita. Rapita in una biblioteca, dopo aver visto morire le persone che erano diventate la sua famiglia, viene portata dall'enigmatico e affascinante Seth in un mondo a lei sconociuto. Al cospetto di Lilith viene a conoscenza del suo presunto destino, ovvero uccidere colei che ha portato alla rovina gli Edeni.

Non vi dirò di più sugli eventi de "L'innocenza del peccato" perchè starà a voi scoprirli passo dopo passo, facendovi coinvolgere nelle (dis)avventure di Evangeline e Kathleen.
Così come nel libro precedente, sarete sconvolti dall'incessante successione di rivelazioni e stravolgimenti, marchio di fabbrica dell'autrice! Non vi annoierete mai e staccarvi dalle pagine sarà a dir poco difficile, una volta entrati nel turbine di eventi non saprete resistere alla voglia di sapere cosa succederà!
Incontrerete personaggi già conosciuti, ma soprattutto nuovi protagonisti che vi conquisteranno fin dalla loro prima apparizione. 

Il mio consiglio è di correre ad acquistare anche questo volume, non ve ne pentirete!!!


Il mio voto: