domenica 10 agosto 2014

Recensione in anteprima + primo capitolo: Il tuo meraviglioso silenzio - Katja Millay

Il tuo meraviglioso silenzio

Katja Millay


Editore: Mondadori
Pagine: 420
Prezzo: 14,90
Data di uscita: 2 settembre

Trama: le sue dita non possono più correre sul pianoforte, il suo mondo pieno di note è diventato muto. Nastya era una promessa della musica, prima. Prima che tutto precipitasse, prima che la vita perdesse ogni significato. Da 452 giorni Nastya ha smesso di parlare, e il suo unico desiderio è tenere nascosto il motivo del suo silenzio. La storia di Josh non è un segreto: ha perso tragicamente i suoi cari, e solo nel recinto impenetrabile che ha costruito intorno a sé si sente al riparo dalla compassione degli altri e libero di dedicarsi in solitudine all'unica cosa che lo tiene in vita: intagliare il legno. Quando sembra non esserci più luce né speranza, Nastya e Josh si trovano e le sensazioni sopite esplodono dal corpo e dal cuore. Due lontananze si incontrano, cercando l'una nell'altra la forza per superare il passato e rinascere davvero.



La mia opinione: in Italia questo libro verrà pubblicato i primi di settembre da Mondadori, ma visto il rating su Goodreads e le varie recensioni ho deciso subito di leggerlo in inglese, così da potervene parlare prima della pubblicazione.

Non esagero se affermo che questo libro rientra tra le migliori letture del 2014, ragion per cui fremo all'idea della pubblicazione in italiano!

La storia che viene raccontata dall'autrice, Katja Millay, è quella di Nastya, una ragazza della quale non sappiamo nulla se non che si è appena trasferita dalla zia e che le è accaduto qualcosa che l'ha resa riconoscibile agli occhi di tutti.

Nastya non parla e non perchè non possa, ma semplicemente perchè ha scelto di non farlo più. E' una ragazza in frantumi, così come la sua mano sinistra, ed esprime tutto il suo disagio attraverso l'abbigliamento e il make up: abitini attillati e stiletti, tutti rigorasamente neri, trucco carico e labbra rosse.  Tutto in lei urla "statemi lontani", eppure sarà lei stessa ad infrangere a poco a poco quella barriera costruita con tanta tenacia...

Ironico il fatto che Nastya cominci ad aprirsi proprio con Josh Bennett, che al pari di lei vuole stare lontano da tutti! Il fatto è che i due ragazzi riconoscono l'uno nell'altra quel dolore che li accomuna e che li ha resi le persone che sono.

La loro amicizia è un percorso che li porta pian piano a guarire una ferita alla volta, a respirare nuovamente e a vivere. 

E' stata una scelta azzeccatissima quella dell'autrice di non far scoppiare l'amore all'improvviso, ma sviluppare gradualmente un rapporto complicato e pieno di punti interrogativi che assillano sia Josh che il lettore, scoprendo tutte le carte solo alla fine.

Perchè ho amato questo libro? Semplicemente perchè ogni personaggio nasconde un mondo complicato, a volte fatto di dolore e sofferenza, la loro complessità li rende vividi facendogli bucare il foglio.  E poi ci sarebbero altri mille motivi per amarlo, ma metterli nero su bianco è la cosa più difficile che ci sia. Non riesco quasi a descrivere tutte le emozioni che mi ha regalato questo libro e quanto io mi sia affezionata soprattutto ai protagonisti!


Questa non è una storia d'amore, sarebbe estremamente riduttivo, ma è la storia di due persone che si salvano a vicenda, trovando l'uno nell'altra un posto da chiamare casa.


Il mio voto:




 


PICCOLA SOPRESA! LA MONDADORI CI HA GENTILMENTE REGALATO IL PRIMO CAPITOLO IN ANTEPRIMA!



Odio la mia mano sinistra. Odio guardarla. Odio quando si blocca e trema, a ricordarmi che ho perso la mia identità. Ma la guardo comunque, perché mi ricorda anche che riuscirò a scovare chi mi ha portato via tutto. Ucciderò il ragazzo che mi ha uccisa, e lo farò con la mano sinistra. 


Capitolo 1 

Nastya
Morire non è poi così male dopo la prima volta.
Lo so per esperienza.
La morte non mi spaventa più. È tutto il resto a spaventarmi.
Agosto in Florida significa tre cose: caldo, umidità opprimente e scuola. Scuola. Sono più di due anni che non ci torno. A meno che uno non consideri scuola starsene seduti al tavolo della cucina a studiare da privatisti con la propria madre, e per me non lo è di certo. È venerdì. Il mio ultimo anno di liceo inizia lunedì, ma non mi sono ancora iscritta. Se non mi presento oggi, non avrò un orario lunedì mattina, e mi toccherà aspettare in ufficio finché non me lo daranno. Mi sa che preferisco evitare la pessima scena da film anni Ottanta in cui il primo giorno arrivo già in ritardo e tutti smettono di fare quello che stanno facendo per fissarmi. Anche se esiste di peggio nella vita, sarebbe comunque una seccatura.
Mia zia svolta nel parcheggio della Mill Creek Community High School con me al rimorchio. È una scuola come tutte le altre. Se non si considera il colore putrido delle pareti e il nome sulla targa, è uguale identica a quella dove andavo prima. Margot – mi ha fatto rinunciare a “zia” perché la fa sentire vecchia – abbassa il volume della radio che ha tenuto a palla per l’intera durata del viaggio. Per fortuna il tragitto è breve, perché i rumori forti mi danno fastidio. Non è il suono in sé, ma il volume alto. I suoni forti finiscono per inghiottire quelli deboli, e i suoni deboli sono quelli che fanno più paura. Ora posso farcela perché sono in macchina, e di solito in macchina mi sento al sicuro. Fuori è un altro discorso. Non mi sento mai al sicuro, fuori.
«Tua madre si aspetta una telefonata quando hai fatto qui» mi dice Margot. Mia madre si aspetta un sacco di cose che non otterrà mai. Nell’economia del tutto, una telefonata non è una pretesa esagerata, ma questo non significa che debba averla vinta per forza. «Cerca almeno di mandarle un messaggio. Quattro parole. Registrazione fatta. Tutto bene. Se poi ti senti particolarmente generosa, alla fine puoi anche aggiungerci una faccina sorridente.»
La osservo di traverso dal posto del passeggero. Margot è la sorella minore di mamma, una decina d’anni in meno. È l’opposto di lei quasi in tutto. Non le somiglia per niente, il che vuol dire che non somiglia neanche a me, visto che io sono la copia sputata di mia madre. Margot ha i capelli biondo sporco, gli occhi azzurri e un’abbronzatura costante che mantiene con facilità lavorando di notte e sonnecchiando di giorno a bordo piscina, anche se è infermiera e dovrebbe sapere che non fa bene alla pelle. Io ho un incarnato pallido, occhi castano scuro e capelli lunghi, mossi, quasi neri ma non proprio. Lei sembra uscita da una pubblicità della Coppertone. Io da una bara. Solo uno stupido potrebbe pensare che siamo parenti, anche se è una delle poche certezze che mi rimangono.
Ha ancora quel sorriso furbetto stampato in faccia, consapevole del fatto che, pur non avendomi convinta a tranquillizzare mia madre, è riuscita comunque a instillarmi un po’ di senso di colpa. Impossibile provare antipatia per Margot, anche mettendosi d’impegno, il che me la fa odiare un po’, perché io non sarò mai come lei. Mi ha accolto in casa sua non perché io non abbia altri posti dove andare, ma perché non resisterei da nessun’altra parte. Per sua fortuna, le tocca vedermi solo di sfuggita, perché una volta iniziata la scuola non saremo quasi mai a casa negli stessi orari.
Ma anche così, dubito che accollarsi una teenager cupa e musona sia il massimo dell’aspirazione per una single poco più che trentenne. Io non lo farei, ma d’altronde non sono un tipo generoso. Forse è per questo che scappo a gambe levate da tutti quelli che mi vogliono bene. Se potessi starmene da sola, lo farei. Ben volentieri. Lo preferirei, piuttosto che dover far finta di stare bene. Ma non ne ho la possibilità. Perciò mi accontento di stare con qualcuno che, almeno, non mi vuole così tanto bene. Sono grata a Margot, anche se non glielo dico. In verità, non le dico mai nulla. No, decisamente no.
La segreteria della scuola è un caos. Telefoni che squillano, fotocopiatrici a pieno ritmo, voci ovunque. Ci sono tre file davanti allo sportello. Non so a quale accodarmi, quindi opto per quella più vicina alla porta e mi affido alla buona sorte. Margot entra di volata alle mie spalle e mi trascina con sé superando tutte le file, fin davanti alla segretaria. Fortuna che l’ho vista arrivare, altrimenti, non appena mi ha posato la mano sulla spalla, si sarebbe ritrovata faccia a terra con il mio ginocchio piantato nella schiena.
«Abbiamo un appuntamento con il signor Armour, il preside» dice con fare autoritario. Margot, l’adulto responsabile. Oggi recita la parte di mia madre. È un lato di lei che non vedo spesso. Preferisce il ruolo della zia alla moda. Non ha figli, quindi è tutto una novità per lei. Non sapevo nemmeno che avessimo un appuntamento, ma ora ne capisco il motivo. La segretaria, una donna sulla cinquantina dall’aspetto sgradevole, ci indica un paio di sedie accanto a una porta chiusa di legno scuro.
C’è da aspettare solo pochi minuti, e nessuno sembra notarmi o accorgersi della mia presenza. L’anonimato è piacevole. Chissà quanto durerà. Mi osservo da fuori. Non mi sono agghindata per la visita di oggi. Pensavo di arrivare lì, compilare qualche scartoffia, consegnare la lista delle vaccinazioni e tanti saluti. Non mi aspettavo di trovare orde di studenti che affollano l’ufficio. Ho indosso un paio di jeans e una maglietta nera con lo scollo a V, entrambi un pochino – okay, molto – più aderenti del dovuto, ma per il resto del tutto normali. È con le scarpe che mi sono messa d’impegno. Tacchi a spillo neri. Dodici centimetri di follia. Non li uso tanto per l’altezza, anche se ne avrei bisogno, quanto per l’effetto d’insieme. Oggi ne avrei fatto anche a meno, solo che dovevo esercitarmi. Il mio equilibrio sui tacchi è migliorato, ma ho pensato che una prova generale non sarebbe guastata. Vorrei evitare di finire gambe all’aria il primo giorno di scuola.
Guardo l’orologio alla parete. La lancetta dei secondi si muove avanti e indietro nella mia testa, anche se so benissimo che è impossibile sentirne il ticchettio con tutto questo baccano. Come vorrei poter cancellare i rumori dalla stanza. Ci sono troppi suoni tutti insieme, e il mio cervello tenta di filtrarli, di separarli in mucchietti ben ordinati, ma è quasi impossibile con tutti gli apparecchi meccanici e le voci che si confondono. Apro e chiudo la mano in grembo e spero che ci facciano passare presto.
Dopo minuti che sembrano ore, la pesante porta di legno si apre e veniamo condotte all’interno da un tizio sulla quarantina con camicia e cravatta male assortite. Sorride calorosamente prima di tornare a infilarsi dietro la scrivania in una poltrona di pelle fuori misura. La scrivania è troppo grande per questo ufficio. Ovviamente il mobilio è pensato per incutere timore, dato che lui non ci riesce. Bastano poche parole per inquadrarlo subito come un uomo dal cuore tenero. Spero di non sbagliarmi. Avrò bisogno del suo appoggio.
Mi accomodo in una delle due poltroncine di pelle bordeaux davanti alla scrivania del signor Armour. Margot sprofonda in quella accanto alla mia e parte con la sua tirata. Rimango ad ascoltarla per alcuni minuti mentre gli spiega la mia “situazione particolare”. Particolare, eccome. Man mano che entra nei dettagli, vedo il signor Armour lanciare occhiate fugaci verso di me. Gli occhi gli si dilatano appena mentre mi osserva più da vicino, finché noto il suo sguardo illuminarsi. Mi ha riconosciuta. Sì, sono io. Si ricorda di me. Fossi andata più lontano, mi sarei potuta risparmiare anche questa. Il mio nome non avrebbe suscitato reazioni, e men che meno la mia faccia. Ma siamo ad appena due ore di macchina dal fattaccio, e basta che una sola persona metta insieme tutti i pezzi per ritrovarmi al punto esatto in cui ero. Non posso rischiare, quindi eccoci sedute qui, nell’ufficio del signor Armour, tre giorni prima dell’inizio del mio ultimo anno di liceo. Meglio fare tutto all’ultimo. Anche se almeno questo non è imputabile a me. I miei si sono opposti con tutte le loro forze al trasferimento, ma alla fine si sono arresi. Forse dovrei ringraziare in parte Margot. Anche se immagino che l’aver spezzato il cuore di mio padre abbia aiutato non poco la mia causa. E, probabilmente, erano tutti stanchi e basta.
In questo momento sono disinteressata alla conversazione e osservo l’ufficio del preside. Non c’è molto con cui distrarsi: un paio di piante da interno che avrebbero bisogno di una bella annaffiata e alcune foto di famiglia. Il certificato di laurea appeso alla parete è dell’università del Michigan. Il nome di battesimo è Alvis. Hmmm. Che cavolo di nome è Alvis? Secondo me non ha nemmeno un significato, ma conto di verificare meglio più tardi. Sono lì a soppesare mentalmente le possibili etimologie, quando vedo Margot che estrae un faldone e glielo consegna.
Referti medici. Tonnellate.
Mentre lui dà un’occhiata alla documentazione, il mio sguardo viene attirato dal temperamatite di metallo a manovella sulla sua scrivania. Mi sembra davvero strano. La scrivania è un bel mobile di ciliegio, ben diverso dai tavolacci di plastica che di solito spettano agli insegnanti. Perché mai uno debba montarci sopra un temperamatite così antiquato è un mistero. Vorrei chiederglielo. Invece mi concentro sulla rotella con i buchi per le matite di grandezze diverse e mi domando se il mio mignolo riuscirebbe a entrare in uno di quelli. Penso a quanto sarebbe doloroso temperarmi il dito, a quanto sangue ne uscirebbe, quando avverto un mutamento nel tono di voce del signor Armour.
«Affatto?» Sembra nervoso.
«Affatto» conferma Margot, sfoggiando in pieno il suo tipico atteggiamento canzonatorio, stile “niente
cazzate”.
«Capisco. Be’, faremo il possibile. Mi assicurerò che gli insegnanti vengano messi al corrente prima di lunedì. Ha già compilato il modulo per la scelta dei corsi?» E come da copione, eccoci arrivati al punto in cui lui si mette a parlare di me come se non fossi presente. Margot gli consegna il modulo e lui gli dà un’occhiata veloce. «Lo porto subito all’ufficio iscrizioni, così per lunedì mattina possono già darle l’orario delle lezioni. Non posso prometterle nulla riguardo alle materie facoltative. La maggior parte dei corsi sono già pieni ormai.»
«Capiamo perfettamente. Sono certa che farà il possibile. Apprezziamo la sua disponibilità e, ovviamente, la sua discrezione» aggiunge Margot. È un avvertimento. Vai così, Margot. Ma temo sia tempo perso con lui. Ho come l’impressione che voglia davvero essere d’aiuto. Per di più, mi sa che lo metto a disagio, il che significa che probabilmente vorrà vedermi il meno possibile.
Il signor Armour ci accompagna alla porta, stringendo la mano di Margot e annuendo quasi impercettibilmente verso di me, con un sorriso forzato che penso sia di pietà o, forse, di disgusto. Poi, altrettanto rapidamente, distoglie lo sguardo. Ci segue nel caos della segreteria e ci chiede di attendere un istante mentre si dirige in fondo al corridoio fino all’ufficio iscrizioni con la mia documentazione.
Mi guardo attorno e vedo che molta della gente che c’era prima è ancora in fila ad aspettare. Ringrazio chiunque sia il dio che ancora crede in me. Pulirei un bagno chimico con la lingua piuttosto che starmene altri trenta secondi in mezzo a questo casino. Ci stringiamo contro la parete per intralciare il meno possibile il passaggio. Non ci sono più sedie libere.
Do un’occhiata in cima alla fila, dove un bambolotto alla Ken sfodera il suo sorriso da orgasmo alla Signorina Acida dall’altra parte del bancone. Lei è davvero raggiante, avvolta com’è dall’aura di seduzione che emana il ragazzo. Non la biasimo. È il tipico belloccio che trasforma donne normalmente rispettose di se stesse in perfette idiote. Mi sforzo di captare la loro conversazione, qualcosa riguardo a un posto da stagista. Bastardo di un paraculo. Lui piega la testa di lato e dice qualcosa che fa ridere la Signorina Acida e le fa scuotere la testa con rassegnazione. Ha ottenuto quello che voleva, qualunque cosa fosse. Osservo la piccola variazione nel suo sguardo. Lo sa anche lui. Sono quasi ammirata.
Mentre è lì che aspetta, la porta si apre ed entra una ragazza di una bellezza da capogiro, che si mette a scandagliare la stanza finché il suo sguardo non si ferma su di lui.
«Drew!» strilla in mezzo al baccano generale, e tutti si voltano. Sembra assolutamente indifferente all’attenzione suscitata. «Non mi va di stare tutto il giorno seduta in macchina! Sbrigati!» La osservo per bene mentre lo incenerisce con lo sguardo. È bionda come lui, anche se i suoi capelli sono più chiari, come di una che abbia trascorso l’intera estate sotto il sole. È attraente nel modo più ovvio possibile, indossa un top rosa che riempie bene nei punti giusti, con tanto di borsetta Coach di un rosa ossessivamente coordinato. Lui sembra lievemente divertito dalla sua incazzatura. Dev’essere la sua ragazza. Una coppia perfetta, penso. Il Ken strappa-mutande con Principessa Barbie Broncio: misure inarrivabili, borsetta di lusso ed espressione infastidita inclusi!
Lui alza un dito per segnalarle che gli ci vorrà solo un minuto. Io avrei scelto un dito diverso. Sorrido al pensiero. Alzo lo sguardo e lo becco che mi sorride a sua volta, con gli occhi pieni di malizia.
Alle sue spalle, la Signorina Acida scarabocchia velocemente qualcosa sul suo modulo e lo firma. Glielo riconsegna, ma lui ha ancora lo sguardo fisso su di me. Io gli indico la signorina e alzo le sopracciglia. Non vuoi pigliarti quello per cui sei venuto? Lui si volta, le prende il modulo di mano, la ringrazia e le fa l’occhiolino. Fa l’occhiolino alla segretaria in menopausa. È talmente spudorato da sembrare quasi sincero. Quasi. Lei torna a scuotere la testa e lo scaccia via bonariamente. Ottimo lavoro, Ken, ottimo lavoro.
Mentre mi godevo lo psicodramma da ufficio, Margot parlottava a bassa voce con una tizia che immagino sia la consulente alle iscrizioni. Drew, che ho una disperata voglia di continuare a chiamare Ken, è ancora in piedi accanto alla porta, a chiacchierare con un paio di ragazzi in fondo alla fila. Mi domando se lo faccia apposta per far aumentare l’incazzatura di Barbie. Non che ci voglia molto.
«Andiamo.» Ricompare Margot, spingendomi verso l’uscita.
«Scusate!» echeggia la voce stridula di una donna, prima che riusciamo a imboccare il portone. L’intera fila si volta all’unisono, a osservare la donna che alza in aria un faldone verso di me. «Come si pronuncia questo nome?»
«Na-sty-a» sillaba Margot mentre io mi sento morire dentro, consapevole di tutta la gente che ci circonda. «Nastya Kashnikov. È russo.» Le ultime due parole se le lancia alle spalle, evidentemente orgogliosa di sé per qualche oscuro motivo, prima di dirigerci fuori dalla porta con lo sguardo di tutti puntato sulla schiena.
 Arrivate alla macchina, Margot fa un sospiro e torna all’atteggiamento che mi è più familiare. «Be’, anche questa è fatta. Per ora» dice. Poi mi lancia uno dei suoi sorrisi smaglianti, da pin-up a stelle e strisce. «Gelato?» mi chiede, ma è come se ne avesse più bisogno lei di me. Sorrido anch’io, perché malgrado siano le dieci e mezzo, c’è una sola risposta a questa domanda.






giovedì 7 agosto 2014

Prossimamente: Millennio di Fuoco. Raivo - Cecilia Randall

Questa è proprio una giornata meravigliosa! Ho appena finito un libro che ho amato follemente e adesso cosa scopro? Finalmente abbiamo qualche notizia su un libro che personalmente desidero leggere da tanto! In realtà lo aspetto solo da maggio, ma quando il primo libro ti colpisce così tanto anche pochi giorni di attesa sono troppi!

Magari lo avrete già capito dal titolo, stiamo parlando di "Millennio di Fuoco. Raivo" di Cecilia Randall. La copertina è MERAVIGLIOSA e non vedo l'ora che arrivi il giorno (Non c'è ancora una copertina, ma se è bella tanto quanto quella del primo resterò a guardarla per ore, però abbiamo la trama e) della data di uscita, il 16 settembre!!!






Millennio di Fuoco. Raivo

Cecilia Randall


http://www.ceciliarandall.it/wp-content/uploads/2014/08/Mdf-raivo2.jpgEditore: Mondadori
Pagine: 480
Prezzo: 16,00
Data di uscita: 16 settembre

Un amore più forte della guerra e del tempo.
Il capitolo finale della grande saga di Seija e Raivo.

Baviera, 1999 d.C.
Dopo molte battaglie e peripezie Seija, l’Eroina di Etten, è finalmente riuscita a fuggire dal castello di Raivo, l’umano convertito alla causa dei demoniaci vaivar, che tanta morte e distruzione ha seminato sul suo cammino. Eppure qualcosa in lei è cambiato per sempre. Conosce il motivo per cui Raivo ha voltato le spalle agli umani, accettando di trasformarsi nella creatura che guida gli eserciti dei demoni. Sa che lui, che il mondo adesso teme e chiama “il Traditore”, è stato in realtà il primo a essere stato tradito, secoli prima, il giorno in cui una congiura di palazzo ha sterminato il suo popolo e ucciso la donna che amava. Quella donna identica a lei. Quella donna che lui non ha mai dimenticato. Per questo, adesso che ha perduto le tracce di Seija, è pronto a tutto per ritrovarla.

Seija, nel frattempo, come un animale in gabbia, è tenuta lontana dai campi di battaglia, destinata a sposare il principe Lothar di Svevia e a ricompattare le fila degli umani.
Ma forse le cose non sono come sembrano. Forse sia nell’alto consiglio degli umani sia in quello dei vaivar, agli ordini della terribile regina Ananta, ci sono forze che cospirano di nuovo per il proprio potere personale, indifferenti all’esito della guerra.

Mentre un’attrazione inesorabile come il destino spinge Seija e Raivo alla resa dei conti, tra nemici, amici, traditori, fantasmi del passato e incubi del presente, gli eserciti di uomini e demoni si preparano allo scontro più sanguinoso. Chi vedrà l’alba del nuovo millennio?





Avete letto il primo libro, "Millennio di Fuoco. Seija"? 

Nel caso ancora non lo abbiate fatto vi straconsiglio di correrre in libreria a comprarlo e nel caso siate pigri vi lascio il link per acquistarlo on-line, perchè dovete leggerlo! 

Se invece come me state scalpitando, è possibile già preordinare Raivo su Amazon! 

















martedì 29 luglio 2014

Review: Shiver - Maggie Stiefvater

Shiver

Maggie Stiefvater


Shiver (The Wolves of Mercy Falls, #1)Editore: Scholastic
Pagine: 392
Prezzo: 7,61


Trama: Grace e Sam non si sono mai parlati, ma da sempre si prendono cura l'una dell'altro. Non si conoscono, eppure lei rischierebbe la vita per lui, e lui per lei. Perché Grace, fin da piccola, sorveglia i lupi che vivono nel bosco dietro casa sua, e in particolare uno dotato di magnetici occhi gialli, che negli anni è diventato il suo lupo. E perché Sam da quando era un bambino vive una doppia vita: lupo d'inverno, umano d'estate. Il caldo gli regala pochi preziosissimi mesi da essere umano prima che il freddo lo trasformi di nuovo. Grace e Sam ancora non si conoscono, ma tutto è destinato a cambiare: un ragazzo è stato ucciso, proprio dai lupi, e nella piccola città in cui vive Grace monta il panico, e si scatena la caccia al branco. Grace corre nel bosco per salvare il suo lupo e trova un ragazzo solo, ferito, smarrito, con due magnetici occhi gialli. Non ha dubbi su chi sia, né su ciò che deve fare. Perché Grace e Sam da sempre si prendono cura l'una dell'altro, e adesso hanno una sola, breve stagione per stare insieme prima che gelo torni e si porti via Sam un'altra volta. Forse per sempre.



La mia opinione: credo che dovrei ascoltare più spesso i consigli degli altri lettori, e sapete perchè? Mi sto pentendo amaramente di non aver iniziato questa serie prima!
Maggie Stiefvater non era un'autrice a me sconosciuta, anzi, ho adorato i suoi "The raven boys" e "The dream thieves", tuttavia ero indecisa riguardo "Shiver" perchè temevo di restare delusa.
Se potessi mi prenderei a schiaffi da sola, argh!

Il primo libro di questa trilogia (più uno "spin-off" pubblicato da poco in inglese) introduce la storia di Grace, una ragazza che da piccola ha avuto un incontro ravvicinato con un branco di lupi, talmente ravvicinato che stavano per mangiarla viva! Solo l'intervento di uno di loro ha evitato la tragedia, ma da quel giorno la ragazza si sente fortemente legata a quegli animali bellissimi.
Così gli anni trascorrono e Grace ogni giorno aspetta che il suo lupo dagli occhi gialli si faccia vedere al limitare del bosco, e così è se non nei mesi estivi durante i quali misteriosamente sparisce...

Quella per i lupi diventa una vera e propria ossessione ma, quando il branco attacca Jack, un ragazzo della scuola, e la cittadina si movimenta per dar loro la caccia, Grace farebbe di tutto pur di salvarli!
E' così che, dopo aver cercato di interrompere la battuta di caccia ed essere tornata a casa, si ritrova davanti ad un ragazzo ferito da un'arma da  fuoco e nudo. Basta che lui apra gli occhi perchè Grace capisca che è lui, il suo lupo, quello che le sta davanti ed ha bisogno del suo aiuto.

Ho trovato questo romanzo di una dolcezza meravigliosa, caratteristica che me lo ha fatto amare molto. Non credo di aver letto tanti romanzi con protagonisti dei lupi mannari e quelli della Stiefvater sono molto originali: non è la luna piena a determinare la trasformazione, bensì le temperature basse! Ecco perchè Sam, il nostro adorabile lupacchiotto, si faceva vedere solo d'inverno!
Ma, ahimè, non possono trasformarsi per sempre e arriverà il giorno in cui anche Sam rimarrà nella sua forma di lupo senza più poter mutare. Una sentenza, questa, che pesa molto sia su Grace che su Sam, entrambi consapevoli che questa sarà la prima e ultima volta che avranno a disposizione per stare insieme.

Un altro aspetto che mi è piaciuto tantissimo è la spiegazione che ha dato l'autrice al funzionamento della mente dei lupi: Sam infatti spiega a Grace che quando si trasforma non è più in grado di pensare usando le parole, ma solo tramite immagini che può trasferire al resto del branco. Un modo di comunicare che mi ha decisamente sorpresa!

Che dire dei protagonisti? Di certo il loro è un rapporto che si fonda su ben sei anni passati ad osservarsi a vicenda, a desiderare qualcosa che ritenevano impossibile. Se Grace da un lato sente fortemente  il richiamo della foresta e dei lupi (e l'autrice poi vi spiegherà il perchè), tanto da desiderare spesso di abbandonare tutto e perdercisi, Sam si sente diverso dagli altri lupi e prevale in lui la parte umana rispetto a quella animale.
Adoro questa coppia e la loro storia dolce e triste al tempo stesso, amo il modo in cui Sam tratta Grace e non vedo l'ora di leggere gli altri due volumi!

Un altro particolare che mi è piaciuto, e che magari è una sciocchezza, è il fatto che ogni capitolo sia contrassegnato dalla temperatura, così che il lettore possa capire se ci si trova d'inverno o d'estate, un piccolo aiuto che serve tanto all'inizio del romanzo quando ci sono molti salti temporali.

Il finale mi ha strappato un sorriso, passando dall'essere triste ad inondare di speranza il futuro dei due ragazzi.

La Stiefvater ancora una volta  mi ha incantanta, è un'autrice capace di dare vita a delle storie fantastiche ed originali, che sorprende per la capacità di creare romanzi che si distinguono dalla massa!




Il mio voto:




















domenica 27 luglio 2014

Black Friars Read Along - CHIEDI A VIRGINIA!

 
 
 
 
 
Ebbene sì, anche se la Read Along si è conclusa, noi non abbiamo finito di tartassarvi!
All'inizio della Read Along avevamo fatto un'allusione alla presenza di un ospite speciale. Ormai avete indovinato, non è vero?
La sempre disponibilissima Virginia de Winter, l'autrice di questi quattro adorabili mattoncini, si è messa a nostra, ma soprattutto vostra, disposizione per rispondere ad alcune domande dei suoi lettori.
Anche se non avete partecipato alla Read Along, o se non avete ancora completato la saga, ma avete qualche dubbio oppure qualche curiosità che volete togliervi, potete lasciare un commento!
Noi, una volta raccolte tutte le domande, le manderemo a Virginia e lei, con calma, risponderà. Quando avremo tutte le risposte pubblicheremo un post con tutto quello che ci ha svelato Virginia.

Sbizzarritevi!

martedì 15 luglio 2014

Meme Book Tag














Se c'è una cosa divertentissima da fare è proprio rispondere alle domande dei Book Tag, soprattutto d'estate quando in teoria si ha più tempo libero (ma non se come me siete alle prese con gli esami T__T ma da domani sarò un po' più libera).
Il tempo fuori non è precisamente estivo, piove, ci sono nuvoloni grigi ed bello freschetto. Ma sapete una cosa? Non mi lamento perchè in realtà adoro questo tempo, perciò ho colto al volo l'occasione per mettermi al pc e rispondere ad un Book Tag carinissimo!

Naturalmente siete tutti taggati e potete rispondere nei commenti!



1. A quale libro stai pensando, con questa espressione? (E’ uscito finalmente un libro che aspettavi da tempo, cover reveal, ti sei impossessato del seguito di una serie che aspettavi...)

Ecco quella è esattamente la ma espressione quando penso ad "Heir of Fire" di Sarah J. Maas. Non importa che io lo abbia già letto, no no, perchè poter avere il cartaceo è tutta un'altra cosa e settembre sembra lontanissimo! E poi è stato mostrato quale sarà il retro della copertina!!! Nel caso non lo sapeste i libri della Maas nell'edizione in inglese (sia UK che US) hanno un retro bellissimo quasi più bello del fronte! 


behindthebloom:

We’re so excited to reveal the back cover of HEIR OF FIRE!

I’m 1000% obsessed with this back cover.
https://36.media.tumblr.com/167a6f44887c68e9ea5937e495fdbc34/tumblr_n4jgc5vM3R1szhnhvo1_500.jpg




Il ladro di fulmini (Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, #1)2. Not bad con tanto di Obama. Espressione della serie "pensavo peggio". Un libro che hai iniziato a leggere senza aspettative ma che poi ha saputo sorprenderti? 
"Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo - Il ladro di fulmini". Sapete perchè l'ho comprato? Gli youtuber americani ne parlano praticamente sempre e... costava solo 5 euro! Non credevo che alla fine sarei stata ossessionata da questa serie che non vedo l'ora di continuare!!! Ho già pronto il secondo libro sullo scaffale e devo assolutamente acquistare gli altri tre... e possibilmente tutto gli altri libri collegati!!!



The Fault in Our Stars3. Non penso ci sia bisogno di spiegazioni. A che libro assocereste questo Meme piagnone? (Aka un libro che vi ha fatto piangere)
Okay, questa è facilissima: "The fault in our stars". Un consiglio non leggetelo durante le pause delle lezioni, sarà difficilissimo riuscire a controllarvi. Io ho letto l'ultima parte, quella più "piagnona" di notte e non vi dico in che condizioni mi ha ridotta...





Allegiant (Divergent, #3)
4. Why? Why? WHY? Perché? Un fatto, un avvenimento o una svolta di un libro che vi ha fatto rimanere di stucco.  Una certa cosa accaduta in "Allegiant", giuro che non riuscivo a crederci... T_T






L'ultima fuggitiva5. I'm watching you. Guarda che ti tengo d'occhio! 
"L'ultima fuggitiva" di Tercy Chevalier. Credo sia da più di un anno che lo tengo d'occhio e l'unica cosa che mi frena è prezzo: Neri Pozza, perchè devi pubblicare libri così interessanti a quel prezzo? Ti odio perchè amo le tue pubblicazione e non posso quasi mai comprarle! U_U





Wuthering Heights 6. Un libro che sia un mattone, un classico o qualcosa che vi rifiutate di leggere ma che vi incuriosisce perché tutti ne parlano e prima o poi vi ripromettete di leggere. 
Mmm, vediamo un po'... "Cime tempestose" che ho in casa da tantissimi anni ma che non riesce mai a catturare il mio interesse.


 




Vampire Academy (Vampire Academy, #1) 7. Oh God Why. Eppure dicevano di te... che fossi imperdibile, un bestseller addirittura!
"Vampire Academy" di Richelle Mead! No ragazzi, proprio non mi è piaciuto!!! Com'è che è adorato da tutti? Spiegatemelo perchè non riesco a capire, sigh.










Crown of Midnight (Throne of Glass, #2)8. Questa è la mia faccia da "sono andata a letto tardi per finire quel libro". Quale libro?
Uno qualsiasi dei libri di Sarah J. Maas. Prendono talmente tanto, sono così ricchi di azione e colpi di scena che non riesco a interrompere la lettura, nemmeno per andare a dormire! 

 








 9. Mother of God. Toglietevi gli occhiali, affinate la vista. E' comparso QUEL protagonista. IL protagonista. Eheheh. Qui ci sarebbe una lista bella lunga da fare: Warner della serie Shatter Me, Chaol Westfall e Aedion Ashryver della serie Throne of Glass, Four della serie Divergent, il capitano Wentworth di Persuasione, Mr Thornton di Nord e Sud... e poi ce ne serabbero altre centinaia ma è meglio se mi fermo!

 

 

Domande finite! Io mi sono divertita tantissimo e sono curiosa di conoscere le vostre risposte!!!